Kòsmos e Kòsmesis

Da un punto di vista etimologico, il termine cosmetico deriva dal greco “kòsmos”, che significa ordine, armonia, di qui, l’ordine per eccellenza, quello delle cose create da Dio, rappresentato appunto dall’universo o, alla greca, dal cosmo.

La parte iniziale dei due vocaboli, cosmo e cosmetico è quindi identica.

 Naturalmente l’ordine poteva poi riferirsi ad altre cose.

I Greci chiamarono kòsmoi i magistrati che avevano la funzione precisa di mettere ordine nella pubblica amministrazione.

 Con questo termine non poteva non essere preso in considerazione l’ordine domestico e l’ordine della persona.

Sempre nell’antica Grecia si chiamava cosmeta lo schiavo addetto alla cura del guardaroba; la cosmeta era invece la donna addetta alle cure igieniche della signora, dal bagno agli unguenti, ai massaggi e simili: tutte cose che nell’antica Grecia occupavano giornate.

 Vediamo che dal primitivo “kòsmos” nacque il verbo “kosmèo”, ordinare, mettere ordine, e poi estensivamente adornare, abbellire; e di qui ecco la parola “kòsmesis”, in italiano cosmèsi, che è propriamente l’azione di ordinare, ornare, abbellire, in una parola sola, abbellimento, ornamento.

 Ma facciamo una breve carrellata dalle origini ai nostri giorni.

L’origine più remota dei prodotti cosmetici va ricercata in una serie di trattamenti primordiali, ideati dalle popolazioni primitive per proteggere il corpo dagli insetti, dal vento e dal sole.

Le prime vere testimonianze documentate risalgono al 4000 a.C. con il popolo dei Sumeri, ma anche Ittiti, Assiri e Babilonesi, che scambiavano materie prime e prodotti finiti tra loro, creando una vera e propria rete di commercio.

Questi popoli sceglievano le loro “estetiste” tra le schiave più belle che per il loro lavoro utilizzavano anfore finemente lavorate contenenti le più svariate acque profumate, recipienti a scomparti come beauty-case per contenere oli, miscele e cosmetici vari.

In quest’epoca iniziarono a comparire diversi tipi di gioielli contenenti belletti e profumi con funzione ornamentale e cosmetica.

Gli antichi Egizi, maestri inconfutabili nel campo della cosmetica, attraverso i geroglifici ci hanno tramandato numerose ricette e formulazioni che sono sopravvissute fino ai nostri giorni. Utilizzavano creme, unguenti e profumi per ammorbidire e profumare la pelle, inoltre le donne si schiarivano la carnagione utilizzando un composto cremoso ricavato dalla biacca (carbonato di piombo) disponibile in diversi colori, dalla tonalità pallida a quella più ambrata solitamente destinata alle labbra. Il contorno occhi veniva marcato pesantemente con il kohl nero o verde (estratti rispettiva mente dalla golena e dalla malachite) per ricordare gli occhi del dio Horus.
All’epoca Egizia risale il primo profumo composito di cui si abbia traccia: il kyphi, considerato sacro agli dei.

 Per gli antichi Greci la ricerca dell’armonia e la cura del corpo occupavano una posizione di assoluto rilievo. Era diffusa l’abitudine di applicare sul viso, come base del trucco, un prodotto bianco a base di carbonato di piombo che veniva mescolato con grasso e trasformato in una crema.
Questo cerone, oltre a nascondere le imperfezioni del volto, aveva lo scopo di schiarire la pelle delle matrone greche che amavano la carnagione chiara tanto decantata nei poemi omerici come prerogativa delle divinità dell’Olimpo. Per colorare le gote si utilizzavano delle polveri ricavate dalle radici triturate di piante di colore rosso come l’ancusa, o da alghe come il fucus.

Ai tempi degli antichi Romani, anche gli uomini erano soliti truccarsi: Nerone si sbiancava il viso con cerussa e gesso, si scuriva gli occhi con il khol e si colorava le labbra e le guance con il fucus rosso.

I Romani, oltre che alla bellezza, dedicarono grande attenzione anche al mondo del benessere, basti pensare alla cultura termale, che ha influenzato le norme igieniche del tempo, modificando profondamente il significato del bagno.

Nel Medioevo, periodo notoriamente caratterizzato da rigore e austerità in tutti gli aspetti dell’esistenza umana, i cosmetici furono messi al bando in quanto si riteneva che lo specchio fosse la porta dell’Inferno.  A Salerno nell’ambito della Scuola Salernitana, una delle più importanti scuole mediche del tempo, Trotula de Ruggiero (1050-1097) famosa ostetrica, scrisse un celebre ricettario cosmetico il “De Ornatu Mulierum,” in cui abbondano i consigli sull’utilizzo dei prodotti destinati alla cura del corpo femminile.

Successivamente comparirono diversi trattati di bellezza, dalle cui pagine emerge una cosmesi caratterizzata da sobrietà estrema, tipicamente medievale, che rifiutava qualsiasi inclinazione al superfluo. Una cosmesi rivolta soprattutto all’aspetto igienico, più che a quello decorativo.

Con l’avvento del Rinascimento, la bellezza iniziò ad assumere una maggiore importanza con, appunto, la rinascita di tutte le arti e settori della società.

La ripresa del commercio delle spezie esotiche favorì la ricomparsa dei profumi, molto utilizzati soprattutto per far fronte alle scarse condizioni
igieniche del tempo. Inoltre, a poco a poco, tornarono in voga alcune pratiche decorative, il moderno make- up.

Verso la fine del Quattrocento Caterina Sforza compose uno dei primi ricettari interamente dedicati alla cosmesi, formato da oltre 500 capitoli relativi ai più svariati prodotti e trattamenti: sbocciava, così, la letteratura dei “Segreti”, i manuali di bellezza scritti a mano e tramandati di madre in figlia presso le corti rinascimentali.

La svolta verso una cosmetica “moderna” si ha nel Settecento, secolo ricco di evoluzioni scientifiche, culturali e sociali.

In questo periodo la cosmetica assume caratteristiche individuali e cerca di soddisfare il gusto personale, si amplia quindi l’offerta di nuovi prodotti, nuove formulazioni.L’approccio alla produzione dei cosmetici divenne progressivamente più scientifico e aumentò la volontà di tutelare sia la salute che l’aspetto estetico delle persone.

Nell’Ottocento si ha una ulteriore evoluzione e diffusione dei prodotti cosmetici ad una parte sempre più ampia della popolazione, fino ad arrivare ai nostri giorni in cui ci sono controlli più severi sui prodotti finiti e una maggior professionalità nei processi di produzione e distribuzione con un vero e proprio mercato del cosmetico.

Dopo questo excursus storico voglio ritornare al significato della parola cosmetico che come abbiamo visto deriva dal greco.

Dal primitivo kòsmos nacque il verbo kosmèo, ordinare, mettere ordine, e poi estensivamente adornare, abbellire, e di qui la parola kòsmesis che è propriamente l’azione di ordinare, ornare, abbellire.

Che cosa è dunque propriamente la cosmetica?

È l’arte di mettere ordine al disordine, alle “imperfezioni” del corpo umano nel campo dell’estetica e dell’igiene. I cosmetici sono quei preparati che hanno lo scopo di riordinare, di correggere, di abbellire.


Ma attenzione kòsmos significa soprattutto ordine globale, armonia.

Il cosmetico quindi ha lo scopo di ripristinare un ordine esteriore per favorire un'armonia interiore e questo avviene mantenendo il contatto con la natura attraverso l’utilizzo di cosmetici naturali che contengono e preservano i principi degli ingredienti che li compongono.

Questa è la nostra linea guida, la nostra strada.
Per questo produciamo noi i nostri cosmetici con ingredienti semplici e naturali per non perdere il contatto con il nostro kòsmos!